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Delta del Po, dove il fiume si fa (a)mare

ottobre 11th, 2011 by alessandrobordin

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Un continuo braccio di ferro, quello fra il mare e il fiume. Terre che appaiono e scompaiono e l’uomo, nel mezzo, che lotta per prendersi i suoi spazi. Comacchio era un’isola. Ora, collegata alla terraferma, continua a raccontare storie di pescatori e acque salmastre, che il progresso non cancella. Sono storie di gente semplice, che ha piegato la natura al proprio bisogno di cibo, facendo del braccio di ferro tra fiume e mare uno dei più importanti allevamenti di pesce.

Valli di Comacchio

Fino a poco tempo fa questa era l’unica attività che permetteva a questa gente isolata di vivere e sopravvivere, plasmando generazioni di pescatori da acque calme. Fame, povertà e vita semplice, con innumerevoli storie di fiocinini (pescatori di frodo a caccia di anguille con la fiocina) e guardie vallive, sotto lo sguardo impassibile del Po che si fa mare.

Bilancioni al crepuscolo

I bilancioni, le tipiche case-palafitte con grosse reti a quadro, fanno da guardiani all’acqua salmastra. A qualsiasi ora è possibile trovare qua e là pescatori intenti ad azionare le grosse reti, in attesa dei banchi di pesce che popolano le bassissime acque.

Pescatore all'alba

Acque profonde, in media, solo un metro. La navigazione avviene con barche dallo scafo quasi piatto e la Bora, che si alza all’improvviso, mette a rischio le imbarcazioni nei canali, spostando la poca acqua e creando secche. Incagliarsi è molto facile, ma l’esperienza della gente del posto sa prevedere il pericolo.

Comacchio

Comacchio nel tempo si è in parte adattata. Se il turismo è il traino economico principale, tutto ruota comunque intorno all’anguilla, il bene più prezioso offerto dalla Natura a questo luogo incantato.

Comacchio - canali

Comacchio - canali

Il fascino del centro storico rimane intatto, con l’incanto dei ponti e degli specchi d’acqua dei canali. la vita scorre lenta, in una pace quasi irreale.

Martin Pescatore

Airone Bianco

Sterne

Sterne

Altri pescatori si aggirano per le valli, gli specchi d’acqua salmastra, chiamate così perché al di sotto del livello del mare. L’uomo è ospite, il luogo è loro da sempre. Lasciare le “valli” è un po’ lasciarci il cuore, con la calma e la tranquillità che trasmettono. C’è qualcosa di ancestrale che richiama a questa pace. Lasciando i canali non è previsto un addio, ma un arrivederci.

Il bettolino

Casolari di pescatori

Bliancioni

Valli di Comacchio

Pescatore

San Francisco e i sogni infranti

ottobre 4th, 2011 by alessandrobordin

43mm - 1/200s - f/4.5 - ISO 200

“If you’re going to San Francisco, be sure to wear some flowers in your hair”.Se passi da San Francisco, assicurati di metterti un fiore nei capelli. Lo diceva Scott McKenzie nel lontano 1967, quando l’America (nell’immaginario di tutti, gli USA) era qualcosa di diverso, spensierato e dal benessere diffuso. Il fascino, San Francisco, non lo ha perso. Rimane la splendida città che ti aspetti, tutto è al suo posto: le salite e discese impossibili viste nei telefilm, Alcatraz, la coloratissima Chinatown, il quartiere italiano, la baia e il Golden Gate. Tutto è pervaso da quel sapore molto USA fatto di innumerevoli Starbucks, McDonald, 7Eleven, Walgreens, taxi gialli e società multietnica.

57mm - 1/320s - f/4.2 - ISO 100

Girare in California senza meta è un po’ come vivere in un video dei Red Hot Chili Peppers. Il problema è quando ci si ferma a guardare meglio. La crisi c’è da tempo, ma ogni anno la situazione peggiora. Negozi storici, come il Virgin Megastore e Borders, hanno chiuso, lasciando sguarniti interi spazi nel bel mezzo della città, vicino a quella Market Street fatta di colori, tram e sirene. Parlando con i taxisti o gente del posto, i soliti discorsi sulla bellezza della città lasciano il posto a storie di persone che hanno perso il lavoro e con quello la vita a cui erano abituati.

157mm - 1/320s - f/5.3 - ISO 200

Negli ultimi due anni il numero degli homeless, i senzatetto, persone in giro per le strade che si arrangiano come possono, è aumentato drammaticamente.  Gente buttata fuori dagli ospedali, perché non avevano più il denaro necessario a pagarsi le cure, che non ha più nulla da impegnare per un prestito. Altri, senza lavoro, non possono più pagare le rate della casa, perdendo tutto quello che avevano.

75mm - 1/1250s - f/6.3 - ISO 200

Si può dire che non c’è l’ipocrisia di altre città, che nascondono sotto il tappeto delle periferie il problema, negando l’accesso alle zone turistiche a questo popolo silenzioso: gli homeless sono ovunque, anche sulla Market Street di fronte alle banche in stile classico Wells Fargo, creando un contrasto che stona, nella California dei sogni per loro infranti.

142mm -1/500s - f/5.3 - ISO 200

Rimane una città magica, certo, però emerge chiaro il rischio del sogno americano, negli ultimi tempi, quasi come se nei sali e scendi delle sue strade si nasconda una metafora. Un sogno che sa dare molto ma anche togliere, senza guardare in faccia a nessuno.

225mm - 1/200s -f/11 - ISO 200

93mm - 1/800 -f/11 - ISO 200

157mm - 1/640s - f/5.3 - ISO 200

Le mani nella terra

luglio 28th, 2011 by alessandrobordin

1/200 - f/5 - ISO 800 - 97mm

Le mani nella terra e l’orgoglio di raccoglierne i frutti. C’è molta fierezza nelle popolazioni contadine di Patan, in Nepal, quando si ritrovano nella piazza al pomeriggio a vendere il frutto delle loro fatiche. Un mondo che sembra fermo da millenni, ma porta a chiedersi come si possa vivere in questo modo nel ventunesimo secolo. Provando però a cambiare prospettiva, cosa penseranno loro delle civiltà occidentali, frenetiche e stressate, sempre di corsa anche in vacanza? Probabilmente che, nonostante si viva nel ventunesimo secolo, la storia passata non è servita per non far perdere a molti la strada della serenità.

Berberi delle montagne – Marocco

giugno 24th, 2011 by alessandrobordin

1/400 f/8 ISO 200 95mm

Per trovare il popolo berbero più fedele alle tradizioni bisogna salire in alto, sui monti dell’Atlante, allontanandosi dalla caotica e affascinante Marrakech per immergersi in un clima irreale, completamente differente dal caldo soffocante della città. Man mano che si sale sulle montagne, guardiane ad Ovest del Sahara, ci si immerge in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Si tende a considerare berberi quella parte di popolazione che ne utilizza la lingua, ma è qui che si trova il nucleo più antico, quello che non ha che sporadici contatti con il resto del paese e con il mondo cosiddetto civile.

1/500 f/8 ISO 200 75mm

I berberi, chiamati anche Amazigh, sono la popolazione puramente indigena del Nord-Africa. Vivono ritirati sulle montagne, auto sostenendosi di agricoltura e pastorizia. Non hanno corrente elettrica, non utilizzano mezzi a motore ma solo i loro fidati asini per effettuare gli spostamenti da un paese all’altro, o per scendere a valle per scambiare il frutto del loro lavoro con qualcosa di loro necessità. Anche il denaro è utilizzato pochissimo, preferendogli il baratto. Esperto nell’utilizzo delle erbe medicali e con uno stile di vita semplice e completamente immerso nella natura, quello berbero è uno dei popoli più longevi, con una media di oltre 80 anni.

1/160 f/5,6 ISO 200 150mm

Per tradizione la donna si occupa dei lavori manuali, anche i più duri, mentre all’uomo spetta il compito di scendere a valle per barattare ortaggi, erbe e pelli. Una società sbilanciata, dove la donna paga il prezzo di una vita estremamente faticosa, spesso fra le temperature sotto lo zero e con la neve che non ti aspetti, in Marocco.

Un mondo a parte, così vicino e così lontano allo stesso tempo dalla Marrakech rumorosa e dai mille profumi di spezie e gas di scarico. I berberi, dall’alto delle loro montagne, sembrano non curarsi del “progresso”, scegliendo forse di starne alla larga il più possibile.

La leggenda della Kumari, Nepal

giugno 20th, 2011 by alessandrobordin

1/80 sec. f/9 ISO 400 170mm

Una storia affascinante e controversa attraversa il Nepal da secoli, che ci racconta della dea bambina o Kumari. Affascinante e reale: vista come incarnazione della Dea Taleju Bhawani (Durga, in India), la Kumari viene scelta veramente tra le bambine delle caste buddiste delle famiglie Newar Shakya, degli argentieri e orafi di Kathmandu, per farne una dea vivente in carne e ossa. La Kumari viene venerata nelle quattro occasioni ufficiali che ogni anno la vedono in giro per la città a bordo di una portantina, perché i suoi piedi non possono toccare terra se non nella residenza reale. Ogni suo desiderio è un ordine, ma tutto questo non durerà per sempre.

La scelta della Kumari devi rispondere a precise regole e segue un riturale molto rigido. Le candidate devono avere le 32 perfezioni, ovvero tratti somatici ben delineati che seguano un preciso canone (le Kumari si assomigliano fra loro, non per nulla), oltre a non avere difetti fisici come ferite o cicatrici. Il sangue assume infatti un ruolo di primo piano nell’intera questione. Le bimbe rispondenti a questi requisiti devo poi passare attraverso una selezione più rigida. Per riconoscere l’incarnazione della Dea, le bimbe sono sottoposte a prove terribili, se si considera che vengono scelte fra i 3 e i 5 anni. Una vera Kumari non può piangere (una Dea non piange), non deve essere irrequieta e deve saper mantenere la calma, sempre, in ogni circostanza.

Anche nel corso della prova più dura: nel Kalratri, detta anche Notte Nera, nel corso della festa di Dashain, le poche bimbe uscite dalla selezione dovranno dormire in una stanza completamente buia, in mezzo a bufali sacrificati e teste di capre, con uomini travestiti da demoni terrificanti per terrorizzarle. Solo l’incarnazione della Dea, la Kumari, saprà mantenere la calma e non piangere. La Kumari si insedierà in un palazzo reale fatto solo per lei. Ma non per sempre. In caso di ferite o perdite di sangue, la Kumari tornerà una bambina normale, perché sarà il segno con cui la Dea annuncia l’abbandono del corpo. Al sopraggiungere delle prime mestruazioni, la Kumari è destinata ad essere incarnata da un’altra bimba, e il rituale di scelta ricomincia.

La storia, affascinante, ha un suo risvolto pratico: come potrà tornare alla vita normale una persona adorata come una Dea fin da quando ha coscienza di sé? La bimba della fotografia è in età da Kumari (la Kumari ufficiale non è fotografabile se non dalla sua corte personale), ma a me piace pensare che vivrà la sua vita fra i suoi genitori e i suoi affetti, con lo stesso sguardo curioso, la stessa bellezza e la serenità che ha saputo trasmettermi.

Antichi mestieri – India

maggio 23rd, 2011 by alessandrobordin

1/800 sec. f/4 ISO 320 29mm

Mestieri dimenticati, almeno in zone del mondo che in tanti si ostinano a chiamare “civilizzate”. Lo stesso mondo corre però su linee temporali differenti, offrendo scene di vita diverse da quelle a cui si è abituati. Ciò che in certe zone è spreco di tempo, tolto alla produttività di un mondo usa e getta, in altre è ancora esperienza e manualità.

Non conosco il nome del riparatore di biciclette, ma so che ha offerto la sua esperienza per ridare un sorriso a qualcuno, che si troverà con un problema in meno grazie al lavoro di quelle mani. Le stesse mani che probabilmente ridaranno vita a quello che altrove sarebbe ormai un rottame da buttare. Giorno dopo giorno, antichi mestieri seguono costantemente il fluire lento e mai frenetico del tempo in zone dimenticate. Là dove tutto, con difetti ma anche tanti pregi, è ancora a misura di uomo.

Rugiada

maggio 20th, 2011 by alessandrobordin

1/50 sec. f/10 ISO 100 10mm

L’incanto del lago di Cama è anche nei colori e nella vita che si affolla sulle sue rive. Le gocce di rugiada salutano alcuni funghi cresciuti nella notte, nel silenzio della mattina. Quelle stesse goccie che svaniranno col l’arrivo del sole, ma pronte a ripresentarsi il giorno dopo.

Cattedrali di legno – Cama, CH

maggio 20th, 2011 by alessandrobordin

1/15 sec. f/9 ISO 400 10mm

Può accadere di prendere un sentiero verso una direzione che erroneamente consideriamo sbagliata. Forse è semplicemente il destino che ha scelto per noi un una via, casomai, diversa. Una deviazione, una dissonanza nell’ordine delle cose preventivate. E poi la sorpresa. Trovarsi in un bosco che è sempre stato lì, maestoso e imponente, come se fossi stato in qualche modo chiamato al suo cospetto, in un preciso momento.

Poi ti fermi a guardarlo e la sensazione è quella di trovarsi al cospetto di qualcosa che c’è da sempre, con il suo fluire lento e in un’atmosfera silenziosa ma vitale. L’impressione è quella di trovarsi in una cattedrale di legno vivo, che ti avvolge senza opprimerti e che ottiene, come conseguenza naturale, un muto rispetto.

Patan, Nepal – people

maggio 20th, 2011 by alessandrobordin

1/400 sec. f/5,6 ISO 400 150mm

Ad occhi occidentali può succedere di male interpretare gesti o sguardi di persone appartenenti a culture diverse. Uno sguardo per noi malinconico può anche non esserlo, poiché magari è soltanto l’espressione di chi torna da una giornata di duro lavoro nei campi.

Un mestiere a cui non siamo più abituati, che segna i lineamenti almeno quanto lo stile di vita. Eppure la stachezza è ripagata con sorrisi solari, quando il frutto del proprio lavoro, in vendita nel pomeriggio sulla piazza di Patan, in Nepal, sfamerà il proprio vicino di casa.

Varanasi – India

maggio 19th, 2011 by alessandrobordin

1/200 sec. f/8 ISO 500 10mm

C’è qualcosa di magico sul Gange alle 5 del mattino, e non è solo la storia e il fascino che il nome del fiume sacro evoca. C’è qualcosa di ipnotico nell’aria, forse lo stesso qualcosa che ha permesso il fiorire di civiltà così uniche lungo le sue rive.

Il ritmo costante e lento scandito dai remi nell’acqua è come un mantra, che spicca nell’innaturale silenzio di una Varanasi sonnolenta, rendendo quasi fisico il fascino che la percorre in ogni angolo. Le acque sono calme; scorrere lentamente su di esse è un provilegio che vale da solo il viaggio in questa terra controversa.

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